Di seguito alcuni esempi di laboratori creativi della fragilità:
1. Laboratorio di Musica e Suono
• Fragilità affrontata: la difficoltà di esprimere emozioni profonde (dolore, lutto, ansia).
• Pratica: si lavora con suoni elementari (tamburi, voci, respiri, corde) prima che con strumenti complessi. La fragilità si traduce in vibrazione, e ogni partecipante impara a “dare voce” a ciò che non trova parole.
• Obiettivo: far emergere un linguaggio emotivo condiviso, scoprendo che anche il suono spezzato o dissonante può avere dignità e forza.
2. Laboratorio di Teatro della Fragilità
• Fragilità affrontata: il senso di invisibilità o marginalità.
• Pratica: attraverso improvvisazioni guidate, si mettono in scena piccoli episodi biografici o simbolici legati alla sofferenza. I partecipanti si scambiano i ruoli: chi era fragile diventa narratore, chi era narratore diventa testimone.
• Obiettivo: allenare lo sguardo collettivo a riconoscere e accogliere la fragilità altrui, trasformandola in esperienza scenica che genera empatia e risonanza.
3. Laboratorio di Arti Visive e Metafore
• Fragilità affrontata: la sensazione di frammentazione o perdita di senso.
• Pratica: si usano materiali fragili (carta velina, vetro, argilla grezza) che rischiano di rompersi o sgretolarsi durante il lavoro. La fragilità dei materiali diventa specchio di quella interiore.
• Obiettivo: scoprire che anche ciò che si rompe o si incrina può essere trasformato in bellezza (ad esempio attraverso tecniche come il kintsugi, l’arte giapponese di riparare con l’oro).
