I dieci desideri del Pillolina Universe non sono soltanto promesse d’amore: sono un catechismo cosmico. L’universo, che sembra distante e impersonale, rivela di essere una forza innamorata, desiderosa di farsi vicina, intima, personale. Ogni desiderio non è che una diversa sfumatura dell’unico anelito: farsi dono totale all’altro.
Insieme, questi dieci desideri delineano una liturgia dell’amore universale: il micro (il rapporto tra due persone) e il macro (l’universo intero) si rispecchiano e si abbracciano. È come se l’universo, che appare immenso e distante, confessasse di voler vivere nella forma più umile e intima: il desiderio di ogni creatura.
Ecco una mia lettura articolata e meditativa dei dieci desideri dell’universo:
1. Desidero stare solo con te, l’universo che vuole farsi presenza.
Qui il desiderio diventa incarnazione: l’universo smette di essere astratto e lontano, e sceglie di farsi vicino, un “tu” concreto da abitare.
Ogni amore comincia dal desiderio di esclusività. Ma qui non è possesso: è concentrazione. L’universo, che normalmente disperde la sua luce nelle galassie, decide di raccogliersi in un punto, di diventare presenza viva accanto a te. È il mistero di un tutto che sceglie di ridursi a un “qui” e a un “ora”.
2. Desidero dire il tuo nome, l’universo che vuole essere chiamata.
Il nome è legame, riconoscimento, intimità. L’universo non vuole restare muto, ma desidera essere relazione, avere un volto e una voce.
Chiamare qualcuno per nome significa distinguerlo tra mille, renderlo irripetibile. L’universo, che sembra anonimo e muto, chiede di avere un nome sulle labbra. Desidera non essere un’entità astratta, ma costruire un rapporto di unicità.
3. Organizzare le tue feste, l’universo che vuole essere gloria.
Celebrare l’altro significa innalzarlo. Qui l’universo non si limita ad assistere, ma diventa orchestratore di felicità, spazio di esultanza.
Ma la festa non è solo celebrazione: è riconoscimento del valore dell’altro. Qui l’universo si trasforma in scenario di gioia, in suono e danza. È il desiderio di esaltare la vita altrui, di fare della sua esistenza un luogo di splendore e di canto.
4. Ringraziare i tuoi genitori, l’universo che vuole essere grazia.
Ogni vita è dono ricevuto. L’universo, ringraziando, riconosce le radici, le mani che hanno reso possibile l’incontro.
Chi ringrazia si ricorda che nulla è dovuto. Ringraziare i genitori dell’amato è riconoscere che l’altro è dono, che non appartiene, che è frutto di mani più grandi. L’universo si inchina e riconosce di essere grembo che custodisce, non padrone che possiede.
5. Custodirti fino alla morte, l’universo che vuole essere guardia.
C’è la promessa di fedeltà: la vigilanza di una forza che accompagna, protegge, e non abbandona.
Custodire è verbo silenzioso: implica attenzione, lealtà, veglia. Qui l’universo non si limita a proteggere per un tempo, ma promette un’alleanza che dura fino al confine ultimo: la morte. È un amore che sa di eternità pur dentro i limiti della vita.
6. Render puro ogni tuo atto, l’universo che vuole farsi fiamma.
Qui entra la dimensione della trasformazione: non solo custodire, ma purificare, accendere, trasfigurare ogni gesto.
La fiamma brucia ciò che è superfluo, illumina ciò che è vero. L’universo non vuole solo assistere, ma rimettere in piedi. Ogni gesto dell’amato diventa occasione di luce, scintilla che arde senza consumare.
7. Darti quello che necessiti, l’universo che vuole esser sostegno.
È la cura concreta, l’aiuto quotidiano, la mano che solleva. L’universo diventa provvidenza.
Questo è l’amore in tutti i giorni: non le grandi parole, ma la concretezza del nutrire, del sostenere, del sollevare. L’universo si fa provvidenza discreta, mano tesa, presenza che provvede senza clamore.
8. Avverare ogni tua parola, l’universo che vuole farsi profezia.
Ogni parola pronunciata dall’amato diventa seme di futuro. L’universo si impegna a renderla verità, a far sì che il verbo diventi carne.
L’universo qui si impegna a non lasciare sospeso nulla di ciò che esce dalla bocca dell’amato. Ogni promessa, ogni sogno, ogni speranza diventa terreno di compimento.
9. Essere abbastanza per te, l’universo che vuole esser degno.
Questo è il desiderio più fragile e delicato: la paura di non bastare, che però diventa tensione verso il compimento. L’universo vuole meritare il suo stesso posto accanto a chi ama.
L’universo, con la sua immensità, confessa la sua piccolezza davanti all’amato. Ma proprio questa confessione lo rende degno: perché l’amore non è grandezza, ma umiltà che si offre.
10. Donarti tutto quello che ho, l’universo che vuole essere gratuito.
Il culmine: la gratuità assoluta. Non calcolo, non dovere, non scambio. Solo dono.
L’universo si svuota per intero, si fa pura gratuità. Non trattiene nulla, perché solo così può essere pienezza.
