Coordinate

Le coordinate dello spazio in cui mi piace muovermi sono individuate da queste tre dimensioni: percettività, unicità e fragilità. 

1. La percettività

In questa prima dimensione lo sguardo non si lascia imprigionare dal pessimismo o dalla rassegnazione. La realtà può sembrare una lunga sequenza di sconfitte, di limiti, di crolli. Eppure la percettività autentica sa cogliere i segni nascosti di vittoria: un gesto di cura, un perdono donato, un giovane che rialza lo sguardo.

Allenare la percettività significa educarsi alla gratitudine e alla speranza, imparando a riconoscere che anche nelle ferite germogliano semi di vita. Qui non si tratta di negare il dolore, ma di scoprire che ogni frammento contiene tracce di risurrezione.

2. L’unicità

La seconda dimensione è la ricchezza della diversità vissuta in unità. Non si tratta di livellare le differenze per ottenere uniformità, ma di scoprire che l’armonia nasce dalla molteplicità dei colori.

L’unicità non è isolamento, ma relazione che valorizza. Essere fratelli non significa essere copie conformi, bensì compagni di viaggio che, nella loro diversità, si completano. È una sfida culturale e spirituale: passare dall’ansia di somiglianza al coraggio di originalità condivisa.

3. La fragilità

La terza dimensione è la più profonda, perché tocca la misura della nostra umanità. La fragilità non è un difetto da nascondere, ma il punto da cui nasce la compassione.

Mettere al centro i più piccoli e i più vulnerabili non vuol dire solo garantire loro un letto o una sopravvivenza minima: significa assicurare dignità, qualità della vita, accesso alla bellezza, relazioni vere. La società è davvero evoluta non quando da visibilità ai più abili, ma quando con amore mette al primo posto chi non lo è.

Queste dimensioni permettono di tracciare uno spazio comunitario trasformativo, attento però a non eliminare l’essenziale anche se invisibile agli occhi infatti:

• La percettività permette di vedere oltre qualcosa che non c’è, come una vittoria sulla morte laddove c’è solo una grotta vuota.

• L’unicità spinge a cercare armonia nella diversità, non omologazione, come un coro armonico di tante melodie insieme.

• La fragilità obbliga a riorientare le nostre priorità, ponendo i più piccoli e i più vulnerabili al centro delle nostre attenzioni.

Abitare questo spazio significa dare forma a un nuovo modo di essere insieme: un luogo dove la vittoria non è controllo, ma rinascita; l’unità non è uniformità, ma armonia; la cura non è solo assistenza, ma dignità condivisa.

Una meditazione per aiutare a muoversi in queste coordinate