Da bambini ci raccontavano favole d’oro,
dove l’amore era luce, carezza, tesoro.
Io, invece, nel silenzio ho imparato il difetto,
un eco costante, un sussurro sospetto.
È difficile, sai, lasciarmi cullare,
aprire le braccia, impararsi a fidare.
Ho paura che l’anima resti ferita,
che il cuore si perda nell’ombra infinita.
Come credere a chi dice: “Resto con te”?
Se chi mi ha generato si separò senza un perché
Non so cos’è amore, lo immagino appena,
una melodia dolce, un’alba serena.
Eppure lo cerco, tra mille illusioni,
nei gesti, nei sogni, perfino nei suoni.
Perdonami, se voglio e imploro certezze,
se temo il vuoto e se cerco carezze.
Ma il cuore è stanco, non conosce più canti,
ha smesso di credere ai legami vibranti.
Perdonami se chiedo attenzioni infinite,
se vedo il tuo nome tra note scolpite.
Ogni canzone che ascolto mi sembra parlare
di un volto nascosto che non so trovare.
La mia paura più grande è restare da sola,
con il respiro spezzato che stringe la gola.
Eppure qualcosa, nel fondo, mi dice
che in fondo, davvero, posso esser felice.
Ho solo paura di non esser mai abbastanza,
e intanto imploro sentimenti in abbondanza.
Forse è vero: il mio pensiero è velato,
pessimista, fragile e mai illuminato.
Perdonami, dolce metà, se ancora non ti ho vista,
sei attesa lontana, promessa d’artista.
Non pretendo catene, non cerco possesso,
vorrei solo che il tuo dono diventi un riflesso:
un modo per dare, per accendere il bene,
per farmi sorgente di gioie serene.
Amare, lo sento, vuol dire cambiare,
sapersi plasmare, lasciarsi donare.
Non è soltanto passione bruciante,
ma una mano che stringe un fratello sognante.
È un gesto silente, un abbraccio sincero,
un legame profondo che non chiede davvero.
È sorellanza, è fiducia, è carezza,
è l’anima viva che perde durezza.
Non serve capire, non serve spiegare,
basta fidarsi e lasciarsi guidare.
Grandi aspettative corrodono il cuore,
impara a guardare per imparare l’amore.”
E allora respiro e cammino paziente,
abbraccio il presente, mi fido del niente.
Eppure, Amore, atteso, sognato,
io spero davvero tu sia stato creato.
La speranza rimane, sottile, tenace,
come la bambina che a otto anni giace
con occhi sognanti, con cuore spalancato,
romanticona invincibile, nulla è cambiato.
Forse arriverai come vento leggero,
forse non verrai, resterai mistero.
Ma io ti attendo, senza più paura,
ché anche il sogno, da solo, mi è cura.
Ed è questo il segreto che porto con me:
non so se tu arrivi, né quando, né se.
Ma già immaginarti è vivere ancora,
è luce che nasce all’alba e che nasce ogni ora.
