Nello spazio di una sedia

Io sto

e nello stare non mi trovo

se non 

quando l’altro

si distrae,

se non quando il giudizio

cade altrove.

Allora respiro,

allora esisto,

ma subito mi chiedo:

è giusto?

Se il suo non silenzio

nega il mio nascere,

chi sono io?

Resto solo,

non salvo chi piange,

cammino tra lacrime

che non mi appartengono.

Eppure perdo tutto

ogni volta che fingo un sacrificio

che non salva nessuno.

Quando mi dicono bravo

qualcosa in me trema,

e il suono mi veste di medaglie che non ho chiesto,

mi convince che valgo

per quella fragile

illusione 

di perfezione.

E allora 

perché cercare la verità?

Perché scavare

se è più dolce galleggiare,

lasciarsi cullare dall’acqua immobile,

senza fissarsi 

alla durezza del reale?

La verità pesa.

L’illusione consola.

Io resto sospeso

tra le due rive

nello spazio di una sedia.

E alla fine prego di ricevere in dono

non la certezza,

nemmeno la gloria

ma un istante soltanto:

una piccola crepa

di un errore modesto

per restituirmi

la vita.

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