I miei limiti

Non sentirmi eterno è un limite che mi stringe come catena invisibile. È l’illusione del tempo che mi fa prigioniero di un’ora che svanisce, mentre dentro di me pulsa un oceano che non conosce rive. Siamo profondità che non si misurano, eppure tremo dinanzi al ticchettio degli orologi. Mi dimentico spesso di essere fibra dell’universo, scintilla dello stesso fuoco che accende le galassie, e invece di specchiarci insieme nell’infinito disegno, ci disperdiamo in fughe minuscole, come stelle che hanno paura di brillare.

C’è un altro limite, più sottile e più duro: quello di dimenticare che mai, davvero, siamo soli. Ci attraversa un amore che non chiede prove né metamorfosi, ma noi spesso lo ignoriamo, convinti di dover meritare ciò che è già nostro. Eppure, in ogni respiro, qualcuno ci abbraccia nell’invisibile, qualcuno ci ama così come siamo — fragili e vasti, imperfetti e infiniti.

Ma i limiti si spezzano se osiamo guardare insieme l’universo. Se allunghiamo le mani fino a sfiorare le stelle, ridendo della nostra follia, amando con quella scintilla di pazzia che rinnova ogni cosa. Se abbandoniamo il peso delle maschere per ritrovare noi stessi, allora scopriamo che ovunque andremo, saremo l’uno nell’altro.

Ed è lì che nasce l’eterno: nell’abbraccio che dissolve i secoli, nel coraggio di sognare fino a far tremare i cieli. Allora diventiamo rivoluzione, non urlo che frantuma, ma canto che ricrea. Insieme ridisegniamo il tempo, trasformiamo la storia in un giardino nuovo, e con il nostro passo, folle e luminoso, spalanchiamo l’alba di un mondo che ricorda di essere infinito.

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